Le Trascurabili Felicità

 

 

«Le Trascurabili Felicità consistono nell’arte di riconoscersi. Di accettarsi non perché ci si stimi incondizionatamente, ma al contrario perché si arriva a possedere il codice di se stessi anche attraverso difetti e debolezze »

Michele Serro

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Napoli a capodanno…Napoli tutto l’anno

 

Vedi Napoli e poi muori…

La frase che più ho in mente in questo momento…

Sono da 5 anni esattamente che non torno nel capoluogo campano o la capitale dell’Italia del Sud…Dal mio ritorno dal Cile muoio letteralmente dalla voglia di passeggiare per Spaccanapoli con un babà in mano respirando l’atmosfera colorata di questa città, sentendo le voci della gente gridare, tra un “guagliò” e un misto di parole “tagliate” e incomprensibili ma che rendono il tutto più pittoresco e magico e fanno di questa città un luogo unico che ti scalda il cuore…

La gente fa di questa città un posto caloroso, pieno di positività, sembrano tutti amici e felici…Passeggi e ti salutano nonostante non ti abbiano mai visto e mai ti rivedranno… Sembra un po’ il mio amato Sud America…

Alberto vuole passare il capodanno al sud e nonostante la televisione sempre abbia fatto una cattiva pubblicità su questa idea, parlando di una città impazzita piena di fuochi d’artificio che scoppiano ovunque e pallottole vaganti, decidiamo di partire…

Come?

Bla Bla Car è la nostra scelta, 8 ore di attraversamento dell’Italia con 2 ragazzi di Salerno…

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10 chiamate dai genitori e parenti per lei;

4 chiamate dai genitori e parenti per lui.

Ecco questa è la tipica famiglia del Sud…ti chiamano e ti fanno sentire che ti pensano “Dove siete?“, mezz’ora dopo “Come va? Dove siete ora?” e tre quarti d’ora dopo “Allora come va?“…

Paragonabile alla famiglia del Nord…un messaggio su whatsapp: 

“Comprami qualcosa e state attenti” e poi per 3 giorni mai più sentiti se non per un misero messaggio di auguri il primo dell’anno…

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Il viaggio non è così terribile come sembra…mi confronto molto con questi ragazzi riguardo lo stile di vita diverso del sud…

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E alle 15:00 siamo a Napoli Centrale.

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La zona della stazione sembra un po’ la estación central de Santiago…Alberto si aspettava una realtà diversa…è quasi scioccato…tutte le stazioni centrali non sono così piacevoli ma si rende conto che Napoli è particolare…

Molti ambulanti, persone che vendono cibo su carrelli per strada, come a Santiago…eppure gli avevo detto che questo in Italia non succedeva, che non era legale…

E ovviamente i numerosi vestiti appesi sui balconi che danno sulle vie più trafficate e probabilmente più inquinate…

Alberto è scioccato da questo, pensa che la gente sia poverissima qui…Ma non si rende conto che è anche un’abitudine e una caratteristica farlo…IMG_4120.JPG

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Ci concediamo subito una pizza, Da Michele ci vogliono ben 3 ore di attesa quindi decidiamo di prenderla in una trattoria qualsiasi…che in fatti non ce la fa al top come ci aspetteremo…è un po’ bruciacchiata…ma comunque la margherita a 3.50 non ha paragoni…

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E parliamoci chiaro…siamo a Napoli…la patria della pizza, patrimonio dell’Unesco…

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Posso dire che dopo 5 anni di cui quasi 2 passati in Sud America, la mia percezione di questa città è totalmente diversa… Anni fa mi ricordo una Giorgia che camminava spaventata per Via Toledo, abbracciando la sua borsa come se fosse la cosa più importante che avesse, e con un cuore a 3000 ogni volta che uno scooter le sfrecciava vicino…

Questa volta mi sento molto tranquilla…forse Napoli è un po’ cambiata ma forse anche io sono cambiata e dopo quello che ho visto in Cile, Bolivia, Perù eccetera, non mi spavento più per niente…o quasi…

D’obbligo è la colazione a Spaccanapoli da Capparelli: :

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Mi sento a casa…nonostante Napoli sia diversa dalla mia realtà…ma mi sento nel mio mondo e apprezzo molto l’atmosfera intorno a me e positività…

Guardo Alberto e vedo che sono passati proprio quasi 5 anni che ci conosciamo… noto le sue rughette come lui nota le mie…eppure siamo qua, a distanza di anni, di fronte ad una crocchetta di patate e una birra a parlare di progetti futuri insieme…

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L’esperienza di passare capodanno in questa città è unica e sarà indimenticabile…

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Decidiamo di uscire a mezzanotte per vedere i fuochi…sconsigliatissimo e ora, che l’ho fatto, capisco il perché…

Ci ritroviamo in un tiroteo di petardi e fuochi lanciati dai vari balconi… troviamo riparo in delle insenature delle porte d’entrata…per strada non c’è nessuno, se non io Alberto Lopa, il mio amico del liceo e i suoi amici polacchi… tutti irresponsabili ma alla fine è stata un’avventura da raccontare…

Fumo, fuochi, boati…preoccupazione, bloccati in una via deserta non potendo tornare all’ostello perché la strada era piena di “strane cose” che esplodevano…eppure siamo qui a raccontarlo con un sorriso sulle labbra…apprezzando la locura di questi napoletani che si godono la vita in questo modo, che esagerano felicemente mentre il resto degli italiani sono tendenzialmente, i classici “amargadi“, amareggiati dalla vita, dalla situazione economica, lavorativa, sentimentale…

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Perché alla fine la vita è una… hay que aprovecharla

 

Le difficoltà di una Mini sul cucuzzolo della montagna…

Decido di portare Alby a Bad kleinkirchheim volendo fargli conoscere i monti della Carinzia e le note terme austriache.

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In Cile ci sono ovviamente paesini vicino alla cordigliera ma la diversità è evidente,

La cordigliera de los Andes non perdona, non è così dolce come le Alpi; nella cordigliera non esistono paesini vitali in mezzo alla montagna.

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Partiamo in direzione Villacco per pranzare nei mercatini che popolano la città; panino con il würstel e senape e patate al forno con formaggio il tutto accompagnato da un  un buon Glühwein, il vin brulé. 

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Dopo un anno, è strano passeggiare con Alby per le stradine della città austriaca dove anni fa andavo con tutti i miei amici per la classica festa della birra estiva…

Dopo una cioccolata con la panna partiamo direzione Bad; è la prima volta che guido con la mini sulla neve…la baita dove dormiremo sembra non essere sulla strada principale ma il proprietario dice che non dovremo avere problemi; in caso ho le catene che non ho mai provato a mettere…

Alby prima di partire ha guardato un video su Youtube… siamo in una botte di ferro insomma…

Arriviamo verso le 17, la stradina è ghiacciata e stretta e la mia macchina si blocca…

Buio pesto e freddo…disorganizzazione a mille, senza guanti, batteria nel cellulare e ovviamente internet per capire esattamente quale fosse il nostro hotel…

Decidiamo incamminarci.

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Una salita a curve…

Ovviamente la nostra casa è l’ultima, in cima al monte: tempo di arrivo stimato dal navigatore circa 10 minuti in macchina, ovvero 30/40 minuti camminando.

Da ricordare che sono sotto cortisone per un problema alle gambe e non dovrei fare sforzi…insomma rispetto alla perfezione i consigli e raccomandazioni del mio medico…

La prendiamo con filosofia se non ché scivolo sul ghiaccio, tagliandomi la mano destra…

Credo che in un’altra situazione sarei impazzita dai nervi, ma come sempre con Alby mi sento molto più clama.

La sua tranquillità diventa anche la mia pace e gestiamo il tutto, le peggiori situazioni, sempre alla grande…

Finalmente, una volta raggiunta la pensione Tischnerhof, la signora ci accoglie nel migliore dei modi, mostrandoci un mini appartamento delizioso, in legno, con una terrazza che da sulle piste sciistiche e domani sicuramente potremo goderci un ottimo paesaggio che solleverà gli animi un po’ amari…

Ci riportano alla macchina e aiutano a mettere le catene e finalmente riusciamo a portare Saiko, la mia mini, in cima con noi, nonostante le mie paure di scivolare nel burrone che circonda il percorso da fare…

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Anche questa disavventura entrerà nella lista dei nostri ricordi di vita; perché si, Alby è parte della mia vita, del mio percorso e sono sicura lo sarà sempre.

I 3 giorni passano veloci, nonostante la mia immobilità nel muovermi causata dall’aver dimenticato il cortisone a casa…

Andiamo alle terme, molto diverse da quelle rustiche e naturali cilene, mangiamo un’ottima Wiener Schnitzel con Kärntner Käsnudeln, definiti come dei tortelli ripieni di ricotta aromatizzata da erbette fresche.

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Tre giorni all’insegna del relax, senza troppe preoccupazioni anche sul cosa fare, sul come impiegare il tempo, andando a dormire quasi alle 18…

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Era quello di cui entrambi avevamo bisogno per ritrovarci dopo un anno passato separati da 19 ore di volo…

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Madrid, il mio nuovo Hogar

Sono arrivata a Madrid da neanche una settimana e mi sento come se fossi a casa mia, il mio hogar.

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Ho la stessa sensazione di quando si cambia casa e quartiere; sei indaffarato a sistemare mille cose, sia all’interno che nella zona, ma ti senti bene perché è la tua nuova dimora.

Nonostante ciò ti senti curioso, la osservi, la scruti, la cerchi di vivere in ogni piccolo dettaglio per farlo diventare tuo.

Assapori ogni odore, passeggiando nelle tua nuova via, ammirando ogni sfumatura.

Ecco questa è la mia sensazione con Madrid.

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Cerco di scoprire la Calle Carlos Fuentes in tutti i suoi colori e rumori, mi fermo ad ogni baretto tipico che incontro, ordinando un café con leche e un tostado con tomatetipico per colazione o per la merenda per il modico costo di 2.20 euro.

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Provo anche il flute al chocolate ma mi mancano ancora i  churros, dei dolcetti fritti tipici spagnoli…

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Ed infine un café con leche e un bocadillos de jamón iberico per 4 euro.

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Il café con leche te lo servono allo stesso modo, in tutti le caffetterie che ho provato.

Una quantità di latte indefinito che non ti fa quasi sentire il sapore del caffè e sicuramente non ti sveglia.

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Tipico è anche il café bonbon, stesso café che avevo provato a Ibiza. Un miscuglio di café espresso addolcito con leche condensada e acqua. Normalmente si serve in un bicchiere di cristallo trasparente proprio per mostrare i diversi livelli di café e latte.

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All’interno dei bar tipici spagnoli, normalmente ci si siede alla barra (al banco), si ordina un cortado o appunto un café con leche e si mangia alcuni bocadillos.

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La gente legge Il Pais chiacchierando e godendosi la mattinata che inizia in maniera, a mio avviso, molto tranquilla.

Infatti, dopo averlo testato per all’incirca 6 giorno, posso dire con fermezza che la appena alle 10:00 la città inizia a movimentarsi e ad affollarsi.

La metro, fino ad oggi, prendendola alle 8:00, orario secondo me peak, non l’ho mai vista piena. Non ho mai dovuto spingere nessuno, come a Santiago, per poter entrare, o ancora meglio, aspettare il passare di varie per poter entrare.

Sto cercando di vivere ogni secondo di questa capitale spagnola, e di capire le sue radici, usi e costumi adattandomi ai suoi ritmi.

Anche qua, stile sud americano, la gente ti saluta con un sorriso e con un “Hola Guapa, que le vaja bien“.

Mi sembra quasi di essere a Santiago, con la differenza che mi sento molto più sicura.

Ancora una volta sono felice di essere qua, sola, aperta a nuove conoscenze e a nuove culture. Da questo deriva la scelta della mia stanza con due coinquilini marocchini, con i quali passo le serate a parlare del ruolo femminile in Marocco e in molti Paesi arabi fumando narghilé e imparando a preparare il cus cus.

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Sento che avevo bisogno di questo piccolo stacco per me, per riordinare le idee professionalmente ed emotivamente, per raggiungere una nuova serenità, diversa da quella conquistata una volta tornata dal mio amato Cile.

E nonostante tutto, mi sento radiosa e con gli occhi che brillano e mostrano solamente positività verso una nuova avventura Madrileña. 

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Otto Anni Fa Guardavo Il Cielo Come Voi…

 

La diversità è la base su cui si costruisce la vera uguaglianza.

Moni Ovadia

 

Under The Common Sky  è un progetto di 10 giorni al quale ho partecipato in Polonia.

A far parte di questa bellissima esperienza siamo un gruppo d’Italiani, uno di Estoni, i Polacchi, Rumeni e Ungheresi.

Si tratta di uno scambio culturale con i paesi dell’Europa dell’Est. Le attività per questo sono di team building  e anche di fotografia astronomica.

Infatti abbiamo passato un paio di notti in montagna a Izerskie, a 1200 metri di altitudine, al confine con la Repubblica Cieca, dove la temperatura è di 6 gradi. Da noi, in Friuli, in questo momento ci sono ancora 22 gradi.

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Partenza alle ore 6 dall’aeroporto di Ronchi Dei Legionari ( Trieste) direzione Munich e da lì diretto a Cracovia.

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Sono seduta vicino a Stefano, un ragazzo che trovo molto interessante nel parlare.

Nonostante la sua giovane età ha molte conoscenze, ed è veramente simpatico.

Mi ricorda David, il mio amico conosciuto in Cile. Quindi è già amore.

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L’arrivo all’ostello è estenuante, cambiando vari bus e camminando in una zona periferica che denominiamo Wanda prendendola dal nome del centro commerciale principale; un mega “stanzone” con vari stands dove vendono vestiti, cose per la casa e per il corpo.

Per strada ci sono vari negozietti di un pò un tutto.

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Quello che più ci colpisce è il Bar Mleczny con sbarre rosse su tutto l’edificio stesso.

Parlando con Aga, la ragazza polacca dell’organizzazione, mi spiega che dagli anni ’50 fino agli anni ’90, questa zona era molto pericolosa, un quartiere popolare con molta delinquenza.  Il regime comunista, molto orgoglioso di questa scelta, aveva deciso che tutti gli edifici dovevano essere dotati di queste barre protettive e allo stesso tempo simboleggianti il regime stesso.

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Decidiamo di bere qualcosa, ma non esistono pub o bar in questa zona. E’ un quartiere, ad oggi, tranquillo e residenziale, ma piuttosto retrò.

Io e Varinia, una ragazza del mio gruppo di italiani, entriamo in un ristorante dove alle 18:00 già la gente sta cenando…e improvvisiamo un aperitivo all’italiana con vino e birra polacchi.

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Ho passato 10 giorni con questi ragazzi, indossando un paio di occhiali diversi che mi permettevano di vedere la realtà che mi circondava in maniera distinta. Occhiali che indossavo 8/10 anni fa.

Sono riemerse sensazioni, emozioni e anche paure provate anni fa. Li capivo perfettamente, e con questi anni in più ho cercato di indirizzarli al meglio, facendoli ragionare, da quasi sorella maggiore.

Il mio Flower Pedro, mi ha detto una cosa che mi ha emozionata, e ripagato tutti gli sforzi fatti in questi anni, confrontandomi con realtà sempre diverse dalla mia che, non sempre sono stati facili.

“Hai più esperienza di tutti, ma allo stesso hai l’umiltà di ascoltarci e darci importanza, nonostante potresti semplicemente dirci come si fanno o non le cose”. 

Sorrido, quello che sono, come lo dico sempre, non è solo i 8/10 anni che ho più di loro, ma è il risultato di 8/10 anni di confronto continuo con realtà, culture, nazionalità, età e stati sociali differenti. Per questo i miei viaggi di vita in giro per il mondo sono la cosa di cui sono più orgogliosa e che ovviamente mi hanno trasformata rendendomi la persona migliore che sono e che sicuramente potrò ancora diventare.

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Tornando a Stefano, si rivela un ragazzo fantastico, che deve solo credere un po’ di piu’ in sé stesso e spero che questa avventura, con tutti gli apprezzamenti che ha ricevuto da ragazzi di vari Paesi, lo aiuti, unito ai miei consigli.

Ha un grande potenziale anche per me che sono la più vecchietta di loro.

I 10 giorni passano tra abbracci e carezzine.

Sono affettuosa. Mi affeziono facilmente e cerco di essere una di loro nonostante il ruolo da team leader.

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Partecipiamo anche a varie attività ludiche come il bubble soccer, dove mi diverto come una bambina…

Ogni tanto fa bene anche indossare dei panni diversi e far riemergere il ragazzino che c’è in noi…

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Alla fine di questa esperienza posso dire GRAZIE, a tutti loro.

A Desy per avermi fatto rivivere la Giorgia a 20 anni, a Mattia per la sua infinita dolcezza, a Stippy per la sua illimitata pazienza e capacità di farmi sentire tranquilla, a Gian che, 10 anni fa, sarebbe stato sicuramente uno dei miei migliori amici, a Varinia per raccontarmi sulle sue esperienze in Africa e a Little Flower Pedro, per la sua simpatia, sensibilità e intelligenza.

Ho rivissuto le mie avventure di 10 anni fa, grazie a tutti loro e ho imparato molto, perché c’è sempre da imparare, da tutti, non conta l’età, ma la sinergia e voglia di ascoltare l’altro e mettersi nei panni di chi ti sta di fronte.

Quindi concludo dicendo…

Grazie ragazzi per avermi fatto vivere, sotto il cielo polacco, la mia spensieratezza e ingenuità di qualche anno fa.

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Summer School Nel Convento

Da quando è uscito il bando per partecipare a questa Summer School, ovvero da Luglio, che sogno di partecipare a questa avventura di inizio Settembre

Non sapevo se venire oppure no dopo quello che è successo…

Alla fine decido di partire, anche perché è in montagna e credo che mi possa far bene cambiar aria soprattutto stare in mezzo ai monti che sono sinonimo, per me, di pace e tranquillità…

Fin da piccola venivo qui a Ravascletto a sciare ma non mi ero mai fermata più di una giornata.

Questo corso si trova in un convento in mezzo al bosco…

Non ho mai pernottato in un luogo religioso gestito da suore anche se, posso dire di aver preso confidenza con questa realtà grazie alle mie adorabili sorelle cilene…

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Mi accoglie Suor Antonietta, sorridente, gentile, pacifica, mi mette tranquillità e mi fa sentir come se fossi a casa mia…

Scelgo la mia stanza, la numero 36 con veduta al monte Zoncolan

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A differenza dei miei compagni di corso che si lamentano per le dimensioni della camera e per un bagno un po’ particolare, a detta loro, io sento energie positive da questa stanza e posto… Inoltre ricordo il bagno della Bolivia e mi rendo conto che dopo quella esperienza, sarò in grado di adattarmi in qualsiasi posto…

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Mi sento subito a mio agio con i professori e con i vari amministratori regionali; sindaci, vice sindaci, assessori e consiglieri di tutto il FVG tra i 21 e i 39 anni.

C’è chi come me è nuovo nel settore e invece chi è assessore già da 3/4 anni…ma sono tutti aperti mentalmente e vogliosi di apprendere, nonché positivi e soprattutto sono interessati e ammaliati dalle stesse mie tematiche; il marketing, la comunicazione, la strategia

Ogni mattina mi sveglio molto presto per fare un’oretta di camminata in mezzo al bosco con Anthony, collega amministrativo e esperto di Reiki, la mia passione.

Parlare con lui e camminare in mezzo ai monti con quell’aria frizzantina e il sole che sorge, mi fa sentire meglio…

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Tra una lezione e l’altra di marketing territoriale ci sono questi pranzi e ceni intensissimi…con cucina tipica friulana e italiana; come ad esempio Frico e polenta, vino rosso, crespelle ai funghi…Tutta cucina casereccia…mi sembra di essere a casa con la nonna…

E pensare che erano 10 giorni che non mangiavo…eppure le suore sono riuscite a coccolarmi culinariamente…

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I lavori di gruppo sono molto formativi e mi caricano…è quello che amo di più al mondo ricordando i miei anni bolognesi…

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Un gruppo che per una settimana è stata la mia famiglia…

Delle relazioni che abbiamo creato che si manterranno…

Degli spunti da usare per il futuro…

Collaborazioni da creare

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E dopo una settimana…

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Ritorno a casa con un bagaglio di emozioni, esperienze e sensazioni che mai mi sarei aspettata di provare ora come ora, in questo momento così triste della mia vita…

 

E poi arriva sempre il Sole…

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In questi giorni piove, come nella maggior parte d’Italia

Piove molto…c’è vento… sembra una giornata tipica d’inverno…ma quell’inverno brutto…

Durante la mia esperienza in Inghilterra detestavo la pioggia

Avendo i capelli mossi e con tutta quell’acqua i 40 minuti passati a farmi la piastra prima di uscire erano del tutto vani…

Mi ricordo ancora io in ufficio, con la piastra in borsa, inserita nella presa vicino al mio computer, visto che in bagno non c’erano le prese… L’idea era quella di darmi una “lisciata” prima di iniziare le mie 10 ore lavorative e sembrare presentabile, anche se la maggior parte delle volte non ce la facevo…

Come dice Francy, in un’ American Express, dove non si potevano tenere i cellulari sulla proprio scrivania e/o ricaricarli, immaginiamo se mi avessero visto con la piastra e lo schermo del cellulare come specchio…

Dopo il periodo inglese, mi sono abituata ad essere in disordine e completamente zuppa girando senza ombrello…

Un tempo non sarei neanche uscita con il temporale, ma dopo l’anno e mezzo a Brighton, dove o uscivi con il diluvio o arrivavi tardi a lavoro o proprio non ti presentavi quindi la soluzione era solo quella di avventurarsi, mi sento sprezzante del “pericolo” e esco non creandomi nessun problema.

Emotivamente però, questo tempaccio, che già da come lo chiamo fa capire che non lo apprezzo, mi mette un sacco di tristezza e malinconia

Pensandoci bene però, la pioggia è catartica…purifica, pulisce, cancella le cose che “non vanno”…

Fa riflettere…

Penso alle cose che dovrei migliorare e alle cose che avrei dovuto fare e non ho fatto…

C’è una lista di cose che avrei voluto dire e non ho detto, abbracci intensi che non ho dato…e tirando le somme, come dice il mio amico Darwin, arrivo sempre alla solita conclusione; bisogna sfruttare al massimo il tempo che abbiamo, la vita scorre e non si ferma.

Ma forse, per far apparire qualche raggio di sole, che comunque prima o poi arriva, con una consapevolezza maggiore sulle proprio scelte, decisioni presenti, future e passate, serve proprio un po’ di pioggia….

Perché, come dice Woody Allen

“Amo la pioggia, lava via le memorie dal marciapiede della vita”

Woody Allen

e cosa succede poi?

Tiri un sospiro molto profondo e…

Ricominci, con uno spirito diverso, nuovo e più propositivo…

Ed è proprio come mi sento io oggi, alla luce di tutto ciò che è accaduto in questi ultimi 20 giorni che mi ha ufficialmente cambiato la vita e ha aperto un nuovo capitolo, totalmente diverso di Giorgia …

Perché poi, non si è mai soli e il sole splende sempre e comunque facendoti sentire il suo tiepido abbraccio…

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Successo Nel Momento Di Difficoltà

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Puoi dire di aver avuto “successo” nella vita o quanto meno di essere sulla buona strada per ottimi risultati quando, nel momento di difficoltà, le persone ti dimostrano il loro affetto, il loro amore…

E io le ho viste tutte…dall’Italia comprensiva di Isole, alla Francia, Spagna, Inghilterra, Olanda… Al Cile, Argentina, Perù, Australia, Korea, Arabia Saudita

Ecco che i miei anni di viaggi alla ricerca di me stessa non sono svaniti nel nulla…

Ecco che nonostante la distanza, tutti i miei tesori erano qua, intorno a me a dimostrarmi il loro appoggio, in questo momento terribile…

Lettere dalla Nuova Zelanda, telegrammi dal Cile…chiamate messaggi costanti…

Voli comprati per venirmi a vedere…

Credo di aver mostrato il bene che volevo a mia nonna in questi anni e credo di aver trasmesso qualcosa anche a loro.

Non pensavo di ricevere tutto questo calore…

Chi non c’è stato non c’è bisogno continui ad esserci nella mia vita…

E chi c’è stato prima con molta insistenza e poi è sparito in questo momento, può continuare a sparire…

Magliette, fiori, regali, chiavi di casa, mappamondi e poi il NULLA… Bene, vedo un comportamento meschino fatto da persone immature, egoiste, egocentriche e che non potendo più ottenere qualcosa non si interessano più a te e alla tua sofferenza…

Delusione? No, solo consapevolezza e presa di posizione unita a distanza… Anche se si tratta di persone che conosci da tutta una vita, anche se gli hai fatto da testimone di nozze, anche se pensavi il vostro rapporto come amici comunque potesse durare…

La nuova Giorgia non ha bisogno di numeri nella sua lista di amicizie, non ha bisogno di persone di bassa qualità.

“A volte tutto quello di cui abbiamo bisogno nella vita è qualcuno che ci tenga la mano e cammini con noi.”
James Frey

 

 

Un’Ibiza Principesca Nel Cuore

Decido improvvisamente di partire per il compleanno di Memo a Ibiza.

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Chi meglio di Gaia come accompagnatrice…

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Dopo anni per la prima volta facciamo un viaggio insieme…siamo entusiaste e vogliose di vivere questa avventura, tra l’altro con degli arabi

Eccoci qua al classico stereotipo…”musulmani, attentatori, sceicchi che se la tirano e pensano di comprare il mondo, pieni di soldi, ti rapiscono, ti vogliono come terza o quarta moglie…”.

Per Gaia è la prima volta che si trova a stretto contatto con questa cultura…io ormai mi definisco una veterana dopo 4 anni di conoscenze, di messaggi, discorsi profondi, feste con loro e in particolare con il mio Memo…

L’arrivo ad Ibiza già ti fa rendere conto della tipologia di realtà…cartelli, flyer, poster ovunque che publiccizzano le mille serate che si svolgeranno ogni giorno…Musica, baretti di spiaggia, tranquillità pronta ad esplodere in un carrete spettacolare da un momento all’altro…

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Noi abbiamo un appartamento in una zona residenziale…a 50 minuti da Playa d’en Bossa dove ci sono tutte le discoteche e dove alloggia Memo.

La nostra casa ha una terrazza unica, ne siamo innamorate.

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Noi decidiamo di inaugurare la serata con un aperitivo stile “francese”, vino e brié… Perché si, io e Gaia abbiamo in comune anche la passione per la Francia

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Il solo problema è raggiungere il centro soprattutto di sera…

Anche perché non ci sono taxi e non abbiamo modo di chiamarli se non camminando al buio mezz’ora… Ma il mio amico trova la soluzione viene lui direttamente dal centro con un taxi, facendosi 50 minuti all’andata e 50 minuti al ritorno con noi.

Gaia di primo impatto è sconvolta da questa cultura, forse dai loro colori, modi estremamente gentili e inusuali…

Ebbene si, gli arabi trattano le donne come delle regine uniche…ti fanno sentire una persona meravigliosa e importante, sempre attenti ma senza risultare fastidiosi o appiccicosi e a differenza di qualche altro ragazzo di qualsiasi nazionalità, non hanno MAI pensato o provato ad ottenere qualcosa da noi.

 

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IMG_8433.JPGNonostante fossimo 4 e le situazioni, specialmente notturne con cocktail, musica, discoteche, avrebbero favorito, nessuno di loro ha MAI cercato un approccio ne direttamente ne indirettamente.

Il rispetto è totale, nonostante si dica sempre che vista la loro religione e cultura le donne vengono quasi maltrattate o comunque non trattate in modo paritario.

Certo, mettono la donna su un livello molto più alto, “annullandosi” quasi durante la giornata per “servirci e riverirci”.

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Entrambe rimaniamo incantate da queste persone…io lo sono già da 4 anni ormai, come già detto…

Passiamo le nostre giornate tra feste in barca, piscina, discoteche varie, bottiglie che volano per il compleanno del mio amico…

Il quale, nonostante la realtà “luccicosa” dalla quale proviene, rimane estremamente colpito e toccato da una piccola cheese cake con una candela e un

¡ FELIZ CUMPLEAÑOS !

cantato e organizzato da me 🙂

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La sua semplicità, nonostante il giro in limousine da mezz’ora a 300 euro e le bottiglie di champagne, è imbarazzante.

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Vedere i suoi occhi commossi per un bigliettino di auguri e un abbraccio intenso, commuove anche me.

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Continuo a rimarcare l’idea che le cose più semplici, quelle che vengono dal cuore sono quelle che valgono di più. E so che sono ovvietà queste, ma non per tutti e tanto meno per me lo erano…

Il fatto che io abbia preso un aereo per il suo compleanno e gli abbia comprato una tazza da 15 euro come regalo cercando di trovare una piccola torta, unita a abbracci e una serie di “AUGURIIIII”, per lui valeva molto più di tutto il resto che era solo un ottimo contorno, ma nulla di più.

Ancora una volta credo che l’amore dato in quest’anni a persone completamente diverse da me, per cultura, per stato sociale, per modi di fare, si rifletta oggi giorno negli occhi, in questo caso di chi come Memo è al mio fianco malgrado la distanza, non smettendo di ringraziarmi e dirmi quanto mi vuole bene…

Non sa che, in realtà, sono io a doverlo ringraziare, perché proprio grazie a persone come lui, sono la ragazza che sono… più umana, più vicina, più amorevole, più vogliosa di dare e ricevere amore e soprattutto più SEMPLICE

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Sei Esami E Un Orizzonte

Giovedì 13 Luglio, ore 13 partenza per Palma de Mallorca.

Sono pronta per questa nuova avventura.

E’ la prima volta che prendo un aereo per andare a fare degli esami di un master.

La mia valigia è composta solo da libri, fotocopie, dizionario spagnolo – italiano, computer, penne e quaderni…

Ma certo anche olio abbronzante per lunedì quando tutto sarà finito…

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Due ore di volo, dove crollo. Arrivo a Palma, 40 gradi più o meno, prendo un taxi e mi dirigo nel mio Hostel Secar De la Real, un ostello un po’ periferico ma con aria condizionata…

Inizio la mia nottata di studio, nonostante il clima di festa io sono nel mio letto a castello, nella mia singola a ripetere per il mio esame di domani…

 

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Hotel 5 stelle come location dove fare l’esame.

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I 3 giorni full immersion iniziano…

2 esami al giorno, una media di 4 ore ciascuno. 

Sono l’unica che cerca sul dizionario come si scrivono le parole…le accento corrette…

Ansia, nervosismo, difficoltà data da una lingua non mia..più volte mi chiedo “Ma chi me l’ha fatto fare???!”.

Tra un esame e l’altro esco a prendermi un caffè in piscina dell’hotel. Vista mozzafiato che non riesco a godermi causa esami in corso.

Mentre la gente in vacanza si sta godendo il loro relax.

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Sogno lunedì… sogno il mio mojito e di incontrare, anche se con un po’ di ansia, Memo e Marjed

Primi 2 esami andati… ore 21:30….decido di meritarmi un mojito anticipato…

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Conosco molti compagni di corso che mi fanno sentire meglio sulle mie scelte di vita…

Finalmente arriva la domenica sera, dove decido di premiarmi per aver finito i 6 esami con un giro in catamarano al tramonto.

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Open bar, musica, balli…

La maggior parte sono coppiette e io…

Osservo l’orizzonte e, con il mio bicchiere di sangria, arrivo alla conclusione che sto bene con me stessa, non vorrei nessuno qua vicino a me.

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Credo che la solitudine alle volte ci faccia ritrovare…e io durante questa avventura di Unir da sola, mi sono più che ritrovata.

Sono orgogliosa delle scelte fatte, di quello che sto facendo…non c’è un percorso predefinito, fisso, non c’è una via corretta o sbagliata…un successo o un insuccesso, anzi credo profondamente che l’unico successo esistente sia quello di fare della propria vita ciò che si desidera…

E io desidero essere libera, guardando l’orizzonte e volendo raggiungerlo…

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